Oggi il Csm analizza l'emendamento che bloccherebbe alcuni processi
Sul Financial Times spiegano perché l’Italia fa bene a dare una calmata ai giudici
"L’Italia ha il diritto di frenare i suoi giudici”. Si intitola così la consueta column del sabato di Christopher Caldwell, senior editor di Weekly Standard, pubblicata sabato sul Financial Times.

"L’Italia ha il diritto di frenare i suoi giudici”. Si intitola così la consueta column del sabato di Christopher Caldwell, senior editor di Weekly Standard, pubblicata sabato sul Financial Times. Caldwell inizia spiegando la situazione italiana, “un film già visto, secondo Anna Finocchiaro, capogruppo al Senato del Partito democratico.
Il punto della situazione. “Il Senato sta per mettere a punto un pacchetto di leggi sulla sicurezza – scrive l’editorialista – Un impegno preso dal presidente del Consiglio in campagna elettorale. Un emendamento aggiunto dai suoi sostenitori e approvato mercoledì scorso sospenderebbe i processi penali relativi ai crimini più gravi commessi prima della metà del 2002. Ciò contribuirà a focalizzare le risorse limitate dello stato su un’ondata di crimini violenti che allarma l’opinione pubblica. Ma non sarà affatto così. Inoltre, questo emendamento bloccherà un processo a Milano diretto a scoprire se Berlusconi abbia versato la somma di 387 mila euro al suo avvocato David Mills, marito separato di Tessa Jowell, ministro britannico per le Olimpiadi, per una falsa testimonianza resa a un processo dieci anni fa (entrambi negano l’illecito)”.
La reazione di Berlusconi. Caldwell spiega che il premier si sente preso di mira da magistrati di “estrema sinistra”, come ha ribadito anche durante il Consiglio europeo. Berlusconi ha chiesto la ricusazione del giudice che presiede il collegio del processo Mills, “con la motivazione che i suoi espliciti attacchi alla linea politica del premier non le permettono di essere imparziale nel formulare un equo giudizio (l’istanza è stata respinta)”, spiega Caldwell, e continua: “Ha annunciato che cercherà una legge che garantisca l’immunità giudiziale per le più alte cariche governative italiane. I magistrati si lamentano del fatto che le mosse di Berlusconi arrecheranno ‘irreparabili danni al principio di legalità’”.
“E’ ovvio che non hanno ragione”. La tesi dell’editorialista è che i magistrati non hanno ragione e spiega che Spagna, Francia, Germania e Unione europea hanno una qualche forma di immunità. Anche l’Italia prevedeva un’immunità giudiziale per i parlamentari, finché essa non è stata abolita nel 1993 tra una serie di procedimenti giudiziari anticorruzione. “Nel 2003, i sostenitori di Berlusconi approvarono una legge sull’immunità giudiziale, ma un anno dopo essa fu invalidata dalla Corte costituzionale, che rilevò (a ragione) una violazione dell’eguaglianza ai sensi della legge e intravide (a torto) una minaccia al “diritto” dei cittadini di trovarsi di fronte ai loro accusatori nelle vesti di criminali imputati. Tali leggi possono essere oggetto di abusi”, spiega Caldwell che porta l’esempio di Pablo Escobar, il barone della cocaina che evitò un processo facendosi eleggere deputato in Colombia.
L’eccezione unica in occidente. Lo scopo dell’immunità giudiziale – continua l’editorialista – non consiste nel dare mano libera ai rappresentanti eletti, ma nel tutelare il diritto degli elettori di essere governati dalla persona che scelgono democraticamente. “Le accuse contro Berlusconi scaturiscono da una disinteressata ricerca di giustizia oppure da un desiderio di una certa parte dell’elite italiana di revocare una scelta popolare non gradita?”, si chiede Caldwell, e risponde che la risposta non piace quasi mai all’opinione pubblica. Basti pensare a Bill Clinton che fu sottoposto “a un’inchiesta dietro l’altra”. Si è dimostrato importante il fatto che “la magistratura sia stata al di sopra delle miserie della politica, come i politici sono stati al di sopra delle miserie della corruzione. L’immunità giudiziale poteva essere il modo migliore per proteggere gli elementi democratici dell’Amministrazione statunitense, specie in un paese in cui il potere giudiziario è altamente politicizzato”. Così l’Italia, dove per quasi undici anni i giudici hanno goduto di un certo grado di potere, “unico in occidente”. Caldwell sintetizza così la nostra storia dell’inizio degli anni Novanta: “Giudici ambiziosi rovesciarono la leadership dei principali partiti nei processi per corruzione. L’attività di epurazione condotta in Italia nel periodo successivo alla Guerra fredda è stata più accurata di quella condotta da parecchi paesi comunisti. Vi fu una reggenza del potere giudiziario sui rappresentanti eletti dal popolo, con i giudici che passavano al vaglio la classe dirigente della generazione successiva”.
Le conseguenze per la democrazia. Il sistema, secondo Caldwell, è “malsano”, e infatti gli italiani sono arrivati a diffidare del loro potere giudiziario, come ha dimostrato un sondaggio di Repubblica secondo cui soltanto il 35 per cento degli intervistati ha fiducia nel sistema giudiziario, contro un 59 per cento che non ne ha. “Gli elettori del premier, per la stragrande maggioranza – spiega Caldwell – sono diffidenti nei confronti dei giudici, mentre i suoi oppositori sono per lo più soddisfatti”. Come asserisce Repubblica, gli italiani, “pensano che la giustizia funzioni male. E se il prezzo da pagare deve essere una sorta di ‘immunità’ giudiziale per Silvio Berlusconi, essi sono disposti a pagarlo”. Ecco l’analisi di Caldwell di questa disaffezione: “La legge italiana è così lenta che cozza contro l’art. 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani. In luogo di processi veloci, l’Italia ha la cosiddetta “legge Pinto” del 2001, che ribadisce il diritto a un risarcimento del danno di violazione della durata ragionevole del processo. John Major era il premier britannico in carica l’anno in cui ebbe inizio il processo Berlusconi-Mills. Le accuse che Berlusconi si è trovato a dover fronteggiare quando l’ultima legge sull’immunità giudiziale fu soppressa nel 2004 risalivano al 1985. Quando i nemici del premier mettono in guardia che 100 mila processi non celebrati sarebbero congelati perché sono trascorsi oltre sei anni, involontariamente adducono validi argomenti a favore della legge e non contro di essa”.
Il genio politico. Caldwell dice che “le acrobazie giudiziarie” di Berlusconi sono sempre a suo vantaggio, ma non soltanto, perché riescono a cogliere reali problemi, gravi abbastanza da radunare gli elettori dietro di sé: “Qui sta il suo genio politico”. Il problema dell’Italia – il “panico” – è la criminalità e “pressoché ogni cosa nel pacchetto di leggi di Berlusconi sulla sicurezza aiuterà a eliminarlo”. Se si redigesse un progetto di legge sull’immunità giudiziale “si potrebbe rendere la politica italiana meno litigiosa e più democratica”, conclude Caldwell: “Il fatto che Berlusconi possa evitare un processo grazie a queste leggi costituisce un motivo per opporsi a esse. Ma è l’unico motivo per farlo, e non è sufficiente”.